Salvatore Leto
Direttore del Teatro Alfieri
Alberto Pasta
Assessore alla Cultura
Vittorio
Voglino Sindaco di Asti
 
La storia

É così il 6 ottobre 1860 venne inaugurato il nuovo Teatro Sociale "Vittorio Alfieri" costruito a spese di 97 privati azionisti, il mondo della nuova borghesia cittadina,
i re del vino, del granno, della stoffa, della finanza e degli zolfanelli divenne un segno tangibile del ruolo che questa classe ormai esercitava nella vita e nella cultura
della città, ma che si era sempre vista preclusa la partecipazione all'attività del Vecchio Teatro San Bernardino; questo teatro sorgeva sull'attuale area del "Castello" di Piazza Roma, riadattando, nel 1812, la Chiesa del Vecchio convento di San Bernardino.

La necessità di un nuovo e moderno teatro non era determinata, per la verità, soltanto dalle smanie dei nuovi ricchi artigiani che vedevano nella partecipazione e nella proprietà di un palco al teatro un segno tangibile del loro nuovo status sociale, quanto piuttosto dall'esigenza di avere in città un teatro più capiente, più funzionale, in grado di portare in città i grandi spettacoli lirici.
Così dopo vari tentativi sia da parte pubblica che privata di costruire un nuovo teatro, nel 1858 il banchiere Zaccaria Ottolenghi costituì una nuova società, individuò una nuova area per edificare il nuovo teatro. La sua iniziativa trovò una certa ostilità da parte del Sindaco che, molto legato all'ambiente nobiliare del vecchi San Bernardino, non poté rifiutargli la licenza, ma dichiarò pubblicamente:
"Se il Signor Zaccaria riesce a costruire il suo teatro, sono pronto la sera dell'inaugurazione, a mangiarmi il primo scalino dell'ingresso".
È stato quindi bandito un concorso a cui parteciparono quindici professionisti;
tra questi venne prescelto il progetto dell'Ing. Domenico Svanascini, il cui progetto sembrava rifarsi al "Carlo Felice" di Genova: costruzione a ferro di cavallo con quattro ordini di palchi per un totale di 103 più il loggione. La capienza totale era di 2050 persone.

Furono inoltre chiamati a contemplare l'opera alcuni tra i più rinomati artisti del tempo: Gaetano Spelluzzi di Milano eseguì le decorazioni; ad Angelo Moja di Torino furono affidati quinte e fondali (se ne conservano ancora 2 dei 13 originali, già restaurati da Nicola Aramengo); il giovane Costantino Sermo è stato incaricato degli affreschi del Ridotto, il cui soggetto rappresenta la caduta di Fetente; a Francesco Gonin di Torino, uno fra i più celebri pittori italiani dell'epoca, vennero affidate le decorazioni del soffitto della Sala rappresentante le Muse e le Arti che al comando di Giove scendevano a ingentilire l'umanità, nonché il sipario dipinto - anche questo restaurato da Nicola - rappresentante l'apoteosi di Vittorio Alfieri che preceduto dalla Fama, circondato da Geni plaudenti, sollevato dai personaggi delle sue opere, sale verso l'immortalità. In soli due anni il teatro è stato progettato, edificato ed inaugurato il 6 ottobre 1860 con l'opera "Mose" di Rossigni e con il balletto "Enrico IV Re di Svezia" del coreografo Gioachino Coluzzi e musicato appositamente dal M° Enrico Bernardi.
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